Ieri a Roma si è tenuto un dibattito sulla Corea del Nord – organizzato dal Fronte della Gioventù Comunista, a cui vanno i meriti dell’iniziativa – per discutere di ciò “che i media non dicono”. O meglio, per discutere di ciò che i media dicono male, in modo tendenzioso e capzioso, filtrando e togliendo dal contesto informazioni utili per capire la condizione in quell’area. A dibattere sono i due docenti di Diritto Internazionale prof. Matteo Carbonelli e prof. emerito Aldo Bernardini, il segretario nazionale FGC Alessandro Mustillo ed il consigliere politico nordcoreano Kim Chon (in foto), dell’ambasciata RDPC in Italia.

La discussione verte subito sul punto cardine della faccenda: il bombardamento mediatico della grande macchina d’informazione occidentale che tenta, in modo disonesto, di far apparire la Repubblica Democratica Popolare di Corea come uno stato guerrafondaio, definendo quel paese e i suoi dirigenti come una sorta di minaccia verso chiunque.

Ma è davvero la Corea del Nord a voler aggredire? Ha davvero deciso un attacco nucleare nei confronti di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone? Ovvio che no. Au contraire, la situazione è diversa: si esclude a priori un’ipotesi dove sia proprio l’RDPC ad attaccare per prima. Più che fantascienza poi pensare ad un’iniziativa di attacco nucleare, data l’adesione (2008) al No first use, cioè l’impegno a non usare mai per primi le proprie armi nucleari in un conflitto – impegno a cui hanno aderito anche Cina e India; impegno a cui gli Stati Uniti non solo non hanno mai aderito, ma sono storicamente gli unici ad aver fatto uso di quelle armi. Questa, comunque, è solo una delle parti volutamente trascurate dai media occidentali. L’altra, sempre parlando di nucleare, è il trattato di non proliferazione a cui la RDPC aderì nel 1985, e che abbandonò nel 2001. L’informazione passò come se Kim Jong-il avesse deciso all’improvviso di riprendere la corsa al nucleare, ma la verità è che quel trattato fu abbandonato come deterrente all’invasiva presenza militare degli Stati Uniti sui propri confini – con tutto il diritto di farlo peraltro. Insomma, è stata ed è tuttora una normale forma di difesa, con le medesime modalità viste in oltre mezzo secolo di stato di guerra in cui gli Stati Uniti tentano di prendere terreno. Nel fare ciò, sono richieste anche le sanzioni ONU (n. 2087, 2094) a proprio favore, imponendo quella che non è altro un’alterazione dei fatti. Inoltre è importante sapere che per Israele queste sanzioni non sono mai state richieste, sebbene nel trattato di non proliferazione non c’è neanche mai entrata.

Perché sono volutamente omesse queste informazioni dai media? Come mai tutta questa disonestà intellettuale nei confronti di uno stato che dagli anni 50 ad oggi non vuole altro che la riunificazione del popolo coreano (nord e sud), a dispetto di quanto gli Stati Uniti decisero dal post-indipendenza (1945) della Corea? Sia chiaro che la RDPC dal 1958 (momento in cui fu ammesso che sul suolo sudcoreano erano già presenti mille testate nucleari americane) ad oggi ha sempre chiesto innanzitutto la denuclearizzazione, reciproca, e ha sempre voluto la demilitarizzazione della Corea del Sud – stato (fantoccio, come viene definito al nord) verso il quale non c’è nessun reale conflitto, visto che il piede di guerra è da parte degli Stati Uniti stessi.

Non c’è nessun folle dittatore che vorrebbe nuclearizzare stati a caso per scopi fantasiosi, ma solo la difesa di un territorio e della propria indipendenza.

Non c’è nessuna minaccia nucleare in Corea del Nord, solo dei deterrenti contro degli invasori illegittimi.

Non c’è nessun odio verso il popolo della Corea del Sud, anzi, c’è una voglia di riunificazione reciproca, preclusa da un gendarme armato e provocatore che vorrebbe solo più controllo geopolitico in quell’area.

Non c’è nessun piano di attacco verso Seul, verso gli Stati Uniti o addirittura verso il Giappone (quando si vociferava di Okinawa come bersaglio, in realtà fu solo una decontestualizzazione dei media occidentali).

Non ci sono mai state provocazioni o prese di posizione da parte della Nord Corea, dato che a fare imponenti esercitazioni e manovre militari durante un armistizio sono altri. Bisogna parlare piuttosto di presa di coscienza.

Tutto ciò non è propaganda, come non è una discussione su quale dirigenza politica sia meglio e quale sia peggio. Queste sono le condizioni che hanno portato all’attuale crisi coreana, che dalla divisione nella Guerra Fredda ad oggi ha sempre visto un popolo forzatamente diviso da terze parti, che di quella penisola vorrebbero solo fare una sorta di parcheggio militare. Tutto ciò, infatti, è inaccettabile. Noi, siamo dalla parte del popolo coreano.

Voxkomm

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