Sappiamo che i governi occidentali per due anni hanno ricattato Mosca, chiedendole di prendere dei provvedimenti e fare pressioni sui ribelli del Donbass, dal momento che non erano in grado di farlo attraverso loro stessi attraverso le truppe di Kiev.

Anche se non abbiamo modo di conoscere con certezza le intenzioni di Mosca, sappiamo che il governo russo non è il blocco monolitico rappresentato dalla stampa occidentale: questo ha diverse fazioni con i rispettivi interessi ed è lo scontro politico all’interno della Russia a produrre decisioni contrastanti riguardo il Donbass e l’Ucraina.

La politica di Mosca, fin da Euromaidan, è orientata a mantenere il Donbass all’interno dell’Ucraina e gli ufficiali russi lo hanno detto molto chiaramente.

La Russia non vuole un Donbass secessionista (dipendente dalla Russia e che peserebbe sul suo budget); ma vorrebbe vederlo all’interno dell’Ucraina per controbilanciare i nazionalisti di Kiev e per condizionare la politica di tutta l’Ucraina.

Ma non ci sono dubbi che la Russia non possa permettere una sconfitta militare del Donbass.

La differenza tra l’approccio di Mosca e quello di Kiev non riguarda lo status del Donbass (sul quale entrambi i governi concordano); ma sul fatto che Kiev vuole una vittoria militare e vuole deportare la popolazione locale in Russia, mentre quest’ultima non può permettersi che questo scenario si realizzi e vorrebbe un Donbass forte con il suo popolo all’interno dell’Ucraina.

L’opinione dei cittadini del Donbass è ignorata sia da Mosca che da Kiev. Il governo russo (minacciando di interrompere gli aiuti umanitari) nel 2014 indusse i ribelli a fermare la loro avanzata quando stavano per conquistare Mariupol ed entrare nella regione di Zaporizhya.

Mosca cerca anche di imporre il rispetto degli accordi di Minsk. Ma il problema è che Mosca e Kiev interpretano diversamente gli accordi di Minsk.

Zakharchhenko, il leader della Repubblica Popolare di Donetsk, è oltraggiato dalla richiesta di Mosca di rimandare, per la terza volta, le elezioni nella Repubblica Popolare (Mosca non vorrebbe che si tengano delle elezioni in Donbass, piuttosto gradirebbe che le organizzazioni politiche del Donbass partecipassero alle elezioni ucraine; mentre Kiev vorrebbe vietare la partecipazione dei “terroristi” alle proprie elezioni).

Sulla questione dei comunisti di Donetsk, ho il dovere di ricordare che il Partito Comunista di Donetsk è l’unico (!) partito politico regolarmente registrato nella Repubblica Popolare.

Non ci sono altri partiti politici qui, soltanto movimenti e organizzazioni civiche nate da poco.

Non c’è ancora una legge specifica che regoli i partiti politici e la loro registrazione (Mosca non vuole che si formi una sfera politica autonoma dal momento che vorrebbe il Donbass all’interno dell’Ucraina). Da questo si può intuire come la registrazione del Partito Comunista di Donetsk venga intesa come un “problema” che deve essere risolto.

Alcuni sostengono che questo problema sia stato posto dall’ex presidente ucraino Leonid Kuchma, durante il negoziato di Minsk affrontando la questione delle elezioni in Donbass: «A Donetsk avete un Partito Comunista registrato ufficialmente ma non permettete ai nostri partiti di partecipare alle elezioni in Donbass!»

In seguito a questa affermazione cominciarono i tentativi di “risoluzione del problema”, vale a dire non avere partiti registrati, così da evitare che i partiti di Kiev partecipino alle elezioni in Donbass.

Ufficialmente il Partito Comunista di Donetsk fa parte del movimento “Repubblica di Donetsk” (il cui leader è Zakharchenko) ed è in realtà la coalizione di maggioranza, non un partito unico.

Nel maggio 2016 due deputati del Partito Comunista di Donetsk sono stati esclusi dal consiglio della città, con l’accusa di non aver seguito le direttive della coalizione e di aver votato diversamente da quanto concordato dall’intera coalizione nel Parlamento.

Tuttavia delle fonti non ufficiali sostengono che questa fosse una direttiva proveniente da Mosca: escludere i comunisti così da aggirare un potenziale ostacolo alle trattative con Kiev.

Evidentemente ciò è dovuto al fatto che furono i comunisti di Donetsk ad accendere la fiamma del sollevamento popolare, dal momento che tutto iniziò dalle loro manifestazioni per difendere le statue di Lenin due anni fa e in seguito presero possesso degli edifici dai quali veniva amministrata la regione.

Boris Litvinov (il leader dei comunisti di Donetsk) fu il principale organizzatore del referendum sull’indipendenza del Donbass.

Di seguito il commento del giornale russo “Nakanune”:

«Ciò che è accaduto è dovuto al fatto che la Repubblica Popolare di Donetsk segue ancora le direttive moscovite e l’esclusione di Litvinov non è avvenuta nell’ottica di una persecuzione dei comunisti. La sua esclusione non presagisce in nessun modo la messa al bando del Partito Comunista: bandire i comunisti dal Donbass è impossibile. Ciò significa che attualmente il Partito Comunista non può partecipare alle elezioni per via delle trattative riguardo gli accordi di Minsk. In conclusione, il solo fatto che il Partito Comunista sia il primo e l’unico partito ufficiale nella Repubblica Popolare di Donetsk, dimostra soltanto quanto sia vasto il consenso che i comunisti godono tra la popolazione»

http://nakanune.ru/articles/111720/

Attualmente ci sono due principali forze politiche a Donetsk: il movimento “Repubblica di Donetsk”, guidato da Zakharchenko, di cui il Partito Comunista fa parte; e il movimento “Donbass Libero”, guidato da Pavel Gubarev (ex attivista del Partito Socialista Progressista Ucraino).

Entrambi i movimenti hanno al loro interno gruppi formati da comunisti e lavoratori.

I comunisti e filo-comunisti sono i militanti più dediti alla causa e le autorità russe li vedono come un ostacolo per sbarazzarsi del Donbass e reintegrarlo nell’Ucraina (anche se in realtà questa è soltanto una supposizione, dal momento che nessuno conosce le reali intenzioni di Mosca).

Ovviamente non c’è nessuna soppressione dei comunisti in Donbass, al contrario di quanto avviene in Ucraina.

Il problema dei comunisti di Donetsk sono più che altro problemi interni alla coalizione di governo (apparentemente dovuti alle pressioni di Mosca, a sua volta pressata dall’Occidente), dal momento che i comunisti vogliono l’indipendenza e non hanno intenzione di ritornare sotto Kiev.

D’altra parte, l’Occidente fa pressioni (almeno sulla carta) su Kiev affinché si sbarazzi dei nazisti più influenti; quest’ultima sostiene di prendere dei provvedimenti ma nella pratica si oppone attivamente alla liquidazione dei nazisti.

Kiev accusa: se non ci fossero i comunisti, non ci sarebbero i separatisti.

Donbass risponde: se non ci fossero i nazisti a Kiev, non avremmo separatisti e tentativi di secessione.

L’influenza dei nazisti in Kiev è dovuta alla forza dei loro gruppi paramilitari e non dalla loro affermazione elettorale; inoltre non possono permettere la presenza dei comunisti.

I comunisti in Donbass non sono presenti soltanto nelle amministrazioni, ma anche nelle unità degli eserciti delle Repubbliche Popolari e non intendono lasciare spazio ai nazisti.

Recentemente, gli ufficiali dell’esercito di Donetsk hanno provato ad impedire una parata militare comunista; ma la base dell’esercito è intervenuta e gli ufficiali hanno dovuto fare un passo indietro.

In Kiev gli ufficiali hanno tentato di impedire una parata militare nazista; ma i gruppi paramilitari sono intervenuti e gli ufficiali hanno dovuto fare un passo indietro.

Sul piano internazionale, Kiev tenta di nascondere i suoi nazisti; mentre il Donbass cerca di nascondere i comunisti agli osservatori internazionali.

Comunque, lo scontro principale è tra nazisti e comunisti e le altre forze devono adeguarsi e provare a influire in qualche modo.

I tentativi di una parte della sinistra di equiparare le situazioni di Kiev e del Donbass sono dovute in larga parte dal desiderio dei liberali pro-Occidente e i nazionalisti ucraini di rispondere alle accuse di aver bandito i comunisti in Ucraina e dei continui attacchi dei nazisti ai danni dei comunisti ucraini.

E’ bene sottolinearlo: il Partito Comunista di Donetsk è ancora l’unico partito ufficialmente registrato.

Per quanto concerne Lugansk, lì i comunisti sono anche più numerosi, anche se ci sono delle diatribe di natura politica con l’autorità centrale e anche tra i comunisti stessi.

E’ doveroso ricordare che la prima resistenza armata al golpe di Euromaidan è stata portata avanti dai comunisti di Lugansk sul confine ucraino, al fine di sottrarre le armi ai nemici.

In questa settimana i comunisti di Lugansk sono riusciti ad ottenere le dimissione del ministro dei trasporti della Repubblica, criticato per la sua incompetenza.

http://leftinform.net/?p=1442

In breve si può affermare che i comunisti sono la forza più attiva e militante di tutto il Donbass e alcuni li vedono come un ostacolo per gli accordi di Minsk e la reintegrazione in Ucraina.

Per quanto riguarda il conflitto, la guerra civile dura ancora, dal momento che i bombardamenti sono all’ordine del giorno.

Ma nessuno dei due belligeranti riesce a prendere il sopravvento sull’altro: il Donbass attende il collasso dell’Ucraina mentre quest’ultima fa affidamento sulle pressioni occidentali al fine di integrare il Donbass alle condizioni imposte da Kiev.

Inoltre, i nazisti di Kiev sono pericolosi per Kiev stessa: non è un caso che questi siano spesso spediti al fronte a combattere e morire lontano da Kiev.

I nazisti ucraini non sostengono l’Unione Europea o i “valori europei”, ma necessitano del sostegno occidentale per combattere i comunisti; e lo ottengono accusando strumentalmente i russi di “aggressione”.

D’altra parte, i comunisti in Donbass non sono pro-Russia, anzi cercano di portare la Russia sulle loro posizioni facendo pressioni sugli ufficiali russi, rischiando persino di perdere il loro supporto locale.

Da una parte abbiamo quindi uno scontro indiretto tra la Russia e l’Occidente, ma dall’altra abbiamo una guerra civile.

Ma le finalità degli attori esterni e di quelli interni non coincidono.

Personalmente credo che assisteremo ad una sorta di “drôle de guerre” con i bombardamenti, almeno fino alle elezioni presidenziali negli USA. Dopodiché il conflitto potrebbe riprendere nuovamente.

Allo stesso tempo il regime di Kiev sta perdendo rapidamente consensi, dal momento che è obbligata ad applicare le misure di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale.

Le tensioni interne al regime di Kiev crescono e il regime stesso riesce a sopravvivere solo grazie al massiccio aiuto finanziario occidentale, senza il quale il suo collasso sarebbe solo questione ore.

Tradotto dall’inglese da http://democracyandclasstruggle.blogspot.it/2016/05/donbass-myths-and-realities-and-role-of.html