Di seguito, pubblichiamo il messaggio di Nemo, comandante della INTERUNIT (Unità degli internazionalisti) in Donbass.

Di solito non mi piacciono le immagini macabre, anzi mi infastidiscono, quindi evito di utilizzarle. Ma in certi casi delle immagini hanno un valore storico e quindi ha senso condividerle nonostante tutto. Almeno tra i compagni.

Valentina, una delle uniche due ragazze di InterUnit, mi ha raccontato alcune storie della sua famiglia che in alcuni momenti si sono incrociate anche con l’Italia. Lei è polacca, comunista internazionalista, nel suo paese ha avuto seri problemi con l’apparato repressivo ferocemente anticomunista. Dopo una prima visita in Donbass nel maggio del 2016, rientrò a casa per sistemare alcune cose e poi ritornò nuovamente per unirsi ad InterUnit nell’agosto del 2016. Lei era stanca della repressione polacca e quindi decise di non nascondere ai media la sua vera identità, tanto era determinata a non tornare più nel proprio paese.

Valentina mi raccontò che sua nonna si sposò con un australiano di origini scozzesi che durante la Seconda Guerra Mondiale combatté in Italia. Mi disse altresì che a casa avevano alcune foto di guerra scattate in Italia, gli chiesi quindi di poterle visionare. Una è assolutamente inconfondibile, si tratta di Piazzale Loreto, con i corpi appesi alla pensilina. A ben vedere ce ne è anche un’altra di quella mattinata, quella con i corpi a terra: se ci fate caso, in basso a sinistra si riconosce la caratteristica testa di Mussolini. In realtà l’immagine è molto piccola, ma si può dire che sia lui perché ci sono tante altre foto della stessa scena da diverse angolazioni.

In famiglia non sapevano di che cosa si trattasse, solo che erano dei partigiani e dei fascisti.

Quella di lottare contro i fascisti era una bella tradizione di famiglia.

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