Quello che fanno Stato&Potenza, giovani filosofi ed affini è giocare sporco: l’arco costituzionale antifascista ha fallito? Allora l’antifascismo è inutile…La Sinistra non fa il proprio dovere? Allora il socialismo non ha più bisogno di qualificarsi a Sinistra…il fine evidente di questa truffaldina generalizzazione – che trasforma un certo antifascismo e l’attuale Sinistra mainstream negli Assoluti dell’Antifascismo e della Sinistra- consiste nell’indurre, il numero sempre crescente di compagni delusi e disillusi da come vanno le cose a Sinistra, a credere che il socialismo del futuro, per essere migliore, non debba più avere legame residuale alcuno con la Sinistra e l’antifascismo. Per liberarsi, finalmente, di classi dirigenti colluse o addirittura prone, di fronte ai padroni Usa e sionisti, per chiudere i conti coi sindacati concertativi, per farla finita con gli “uffici politici” dei vampiri della finanza [ecc. ecc.], per tornare, insomma, a essere la gloriosa bandiera della lotta popolare, S&P ci dice a chiare lettere che il socialismo italiano deve gettare alle ortiche i fossili dell’antifascismo e dell’ormai obsolescente dicotomia Destra-Sinistra. “Divisioni che non hanno più ragione di essere e che sono funzionali al Sistema per tenere la gioventù separata ed intenta a combattersi in una guerra fratricida ed inconcludente della quale traggono esclusivo giovamento le forze della conservazione” e ancora “non c’è niente di peggio che l’antifascismo in assenza di fascismo”. In ciò, obiettivamente, S&P e affini sono avvantaggiati dalla condotta, ormai pluriventennale, della Sinistra italiana, condotta così vergognosa da fornire uno strumento robusto di propaganda quotidiana alle trombe di S&P ed utili idoti al seguito. Visto che la Sinistra non fa più il suo dovere ed ha abdicato alla sua missione storica, rinunciando alla lotta di classe in favore di un’annacquata posa non violenta, pacifinta e di vaga tutela dei “diritti umani”, nel quadro di difesa dell’Unione europea e dell’Euro perché non chiudere i conti con l’essenza stessa della Sinistra? Tuttavia sarebbe ben più logico invocare la rinascita di una Sinistra rivoluzionaria, classista ed antisistema piuttosto che battersi per la sua distruzione, dal momento che, purtroppo, la Sinistra oggi egemone ha voltato le spalle ai suoi tradizionali soggetti sociali di riferimento in favore dei poteri forti di natura transnazionale dell’Unione europea. Invece, la propaganda di S&P e già dall’assunzione di questo elemento immediato dovremmo comprendere la natura tutt’altro che genuina della politica di simili movimenti, ci spinge a buttare alle ortiche il vessillo della Sinistra piuttosto che, giustamente, toglierlo dalle mani di chi lo ha infangato sistematicamente nell’ultimo ventennio. Mestando nel torbido e facendo leva sui più che giustificabili sentimenti di disaffezione e addirittura di sano odio, provati da migliaia di compagni nei confronti degli “stati maggiori” della Sinistra, S&P a e affini ci esortano a chiudere i conti con le obsolescenti categorie della Sinistra e dell’antifascismo, giudicandole la causa principale della perdurante ed attuale crisi del movimento socialista/comunista nell’intera Europa occidentale.
Ma perché S&P e affini insistono tanto per archiviare antifascismo e Sinistra? Semplice perchè il socialismo al quale essi si richiamano è un socialismo tutto particolare che ha nella Nazione e non nella Classe il proprio motore… potremmo, quindi, più correttamente chiamarlo socialismo-nazionale o nazional-socialismo. Visto che il fulcro è nella Nazione e non nella Classe non avremo più bisogno dell’arma dirimente della lotta di classe, per leggere correttamente la natura dei conflitti, meglio ricorrere alla geopolitica. Tramite quest’ultima divideremo il mondo in buoni e cattivi: da un lato la Nato, l’imperialismo a stelle e strisce, ed i suoi lacché occidentali, dall’altro quei Paesi che non si omologano. Dato che il nostro discrimine ce lo fornisce la geopolitica, esalteremo la Russia come il Paese campione dell’antimperialismo, Putin quale condottiero carismatico e Mosca come il faro della lotta mondiale contro gli odiati yannkee. Mai uno sguardo, però, ai rapporti di forza tra le classi all’interno della Russia post-sovietica… In nome della geopolitica qualificheremo come socialisti Stati quali la Siria, la Libia gehddafiana perfino l’Iran…ma tutto questo –a proposito di categorie obsolescenti- non ricorda molto una certa retorica inizio novecentesca che esaltava i diritti calpestati delle “nazioni proletarie” contro la plutocrazia degli imperi coloniali d’Europa? L’appello alla lotta delle nazioni proletarie, guarda caso, era uno dei cavalli di battaglia di Mussolini che in tal modo, intendeva soppiantare il tradizionale tema interno della lotta di classe con un nazionalismo “popolare”, capace di far breccia tra la classe operaia italiana, invitandola a fare blocco comune con la borghesia in nome della crociata contro le allora potenze coloniali d’Europa.
Se guardiamo ai reali rapporti di forza tra le classi, nei paesi sopracitati, non potremmo fare a meno di notare come questi siano ben lungi dal rappresentare un qualsivoglia “paradiso del socialismo”. A tal proposito, e’ bene ricordare che la ribellione siriana, presto egemonizzata militarmente dalla peggiore feccia islamico-fascista, ebbe inizio, tre anni fa, con una forte radice popolare, in reazione alla spietata stretta liberista, perseguita in ambito economico dal governo di Assad, personaggio che oggi i rossobruni esaltano alla stregua di un novello Che Guevara ma che, negli anni precedenti al conflitto, ha perseguito politiche, in ambito sociale ed economico, non dissimili da quelle dei governanti del campo imperialista.
In questo senso, possiamo tracciare un parallelo col governo del corrotto ex presidente ucraino Viktor Yanucovich, la cui politica opportunista ed ondivaga in ambito internazionale, come scordare l’offerta di soldati ucraini agli Usa ed alla Nato ai tempi dell’attacco imperialista in Iraq, si è accompagnata ad una politica liberista, tutta in favore degli interessi dell’oligarchia nazionale, in ambito interno. Eppure, nella lotta contro la ribellione finanziata dall’occidente di Maidan, i rossobruni non hanno avuto problema alcuno a sostenere il presidente Yanucovich. Ed altrimenti non potrebbe essere, dato che l’”antimperialismo” di S&P e affini è funzionale ad un progetto geopolitico nel quale all’impero del male stelle e strisce è necessario contrapporre un blocco sovranazionale (imperiale) altrettanto potente ed a guida moscovita (possibilmente da Lisbona a Vladivostok). L’”antimperialismo” di S&P è un “antimperialismo geopolitico” non anticapitalista né tantomeno antifascista. Basta dare un’occhiata ai loro articoli per comprendere come essi appaiano una sorta di agenti filo russi (putiniani) in terra nemica d’occidente. Ma proprio in riferimento alla Russia postsovietica e pur riconoscendo il ruolo antimperialista incidentalmente giocato da Putin negli ultimi tempi, come dimenticare che la repubblica della quale egli è presidente si fonda sul sangue dei centinaia di comunisti e patrioti trucidati nel settembre 1993 dal golpista Eltsin? Come dimenticare, grazie alla benevola intercessione dell’amico Berlusconi, le profferte e le avances, subito dopo l’11 settembre 2001, fatte alla Nato ed agli Usa, dallo zar Vladimir? Ma soprattutto come dimenticare il fatto che la Russia di oggi è un paese turbocapitalista attraversato da lancinanti e stridenti disuguaglianze sociali?
E quindi che cosa avrebbe a che fare il socialismo di S&P, il quale esalta come propri ideal-tipi Stati del calibro di Russia e Siria con gli ideali, della Sinistra comunista/socialista, di liberazione ed emancipazione sociale? assolutamente nulla…

Valerio Gentili